luglio 2010
gennaio 2010


L'opinione

Mafia-games nella Rete

Maurizio Costanzo

Quasi vent’anni fa, su invito dell’allora ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, essendo io già da allora molto impegnato nella lotta alla criminalità organizzata attraverso la mia attività televisiva, mi recai a parlare con alcuni giornalisti napoletani chiedendo loro se era possibile evitare l’uso della parola “boss” nei resoconti di cronaca, perché risultava da più di un’indagine che i giovanissimi sempre più amavano la parola “boss” vivendola come un titolo di comando. Feci questo discorso e mentre lo facevo mi rendevo conto che sarebbe stato impossibile invertire la tendenza.
A distanza di tempo ritengo ininfluente mantenere o cambiare la parola “boss”, quando su YouTube c’è un inno ad un boss che condanna a morte le persone. Si tratta di un video con una canzone neomelodica che inneggia alla camorra e ai suoi riti. Ma non basta, su Facebook pare stia avendo un grande successo, e ci sarebbero già 7.000 iscritti, un gioco che invita a diventare camorristi. Lo slogan è “Lavora con noi, entra nella camorra”. Il gruppo si chiama “Paga il pizzo” e vi compaiono già 6.599 utenti attivi. Una sola frase: «Teniamo a precisare che perseguiamo i nostri obiettivi con tutte le nostre forze e i nostri mezzi. Per questo, ove mai fosse necessario, non ci poniamo problemi ad uccidere uomini di qualunque età o classe sociale». Ripeto è su Facebook. Chi vi partecipa si deve affiliare a questa cosca scegliendo un nome di battaglia. Qualcuno provveda a individuare questi 6.599 che partecipano al gioco.
Non mi si venga a dire che si tratta di scherzi e che questo gioco dei ruoli vale come altri analoghi passatempi resi possibili dalle nuove tecnologie. Noi chiediamo a gran voce che si intervenga a gamba tesa perché il nostro Paese, che tanto sangue ha versato per colpa d...