luglio 2010
gennaio 2010


INSERTO

Vigilanza privata e sicurezza partecipata

Alice Vallerini

La sicurezza come investimento collettivo per la qualità della vita, condizione essenziale per lo sviluppo socio economico e la crescita della comunità. La sicurezza come necessità, come risposta alla sensazione di smarrimento avvertita dai cittadini ogni qual volta i media portano a galla episodi legati al crimine diffuso, al terrorismo, alla violenza. È attraverso un percorso di accordi tra Stato, Regioni, Province e Comuni, ma anche grazie a un sodalizio di ferro tra le forze di polizia e gli altri soggetti chiamati a garantire il rispetto delle regole alla base del vivere civile, che si è andato affermando negli anni quel concetto di sicurezza condivisa oggi ritenuto basilare per la tranquillità di tutti: ogni componente offre la sua esperienza e competenza nel settore e l’indiscussa regia dello Stato garantisce interventi coordinati tra loro e in grado di aumentare la vivibilità dei piccoli centri come delle grandi città. Proprio sulla base di questa impostazione, anni fa si è andata affermando l’idea che le imprese di vigilanza privata potessero in qualche modo fornire un contributo sussidiario e complementare a quello delle forze dell’ordine pubbliche. Ecco allora “spuntare” guardie giurate negli aeroporti, nelle stazioni, nei mercati e nei grandi magazzini. Figure a sostegno degli agenti e dei cittadini con le quali anche la gente nel tempo ha sviluppato familiarità.
Di pari passo con l’evoluzione normativa di settore si è andata modificando la figura del vigilante. Hanno assecondato questo cambiamento precise variazioni del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e del relativo regolamento di esecuzione, tutte incentrate sul concetto di sicurezza complementare. I principali cambiamenti legislativi (realizzati anche grazie all’apporto del prefetto Giulio Cazzella che, in qualità di direttore dell’Ufficio per l&r...