luglio 2010
gennaio 2010


Le grandi parole

Ecosistema

Umberto Galimberti

Rifacendosi a un vecchio concetto dell’economia ottocentesca, secondo cui il modo migliore per aiutare i bisognosi è far diventare i ricchi ancora più ricchi, dato che la ricchezza traboccherà inevitabilmente verso il basso per beneficiare i poveri e sollevarli a una condizione dignitosa, John Kennedy usò l’espressione: “Quando la marea cresce solleva tutte le barche”. A questa battuta, così ottimistica, rispose vent’anni dopo Ervin Laszlo con quest’altra: “Purché la barca non sia bucata”. E il buco nell’ozono, oltre ad altri fattori che rendono precaria la condizione del pianeta, rende attuale la domanda che Laszlo si poneva nei limiti interni della natura umana (1989): “L’umanità potrà sopravvivere all’impianto tecnico-economico che essa stessa ha creato?”.
I limiti di questa sopravvivenza forse vanno cercati non all’esterno, come si è soliti fare quando, come nello scorso dicembre a Copenaghen, i potenti della Terra si sono riuniti per considerare le possibilità del mondo di sopravvivere all’attuale regime dell’economia e della tecnica, ma all’interno, ossia nel modo di pensare dell’uomo d’oggi decisamente troppo arcaico, perché ancorato all’età pre-tecnologica, quando la potenza umana ancora non aveva la possibilità di distruggere il pianeta. Cercare i rimedi all’interno significa superare l’egoismo di individui e nazioni, nonché i loro particolari interessi. Sia gli uni che gli altri non sono in grado di governare una Terra e una natura ormai tecnicamente dominate dalla decisione di alcuni uomini, che misurano le sorti di tutti sui tempi della loro biografia.
Da qui occorre partire, se ancora vogliamo un futuro per i nostri figli, percorrendo non le strade dell’auspicio o del desiderio, ma quelle più stre...