Così semplicemente
Francesca Romana
a cura di padre Franco Stano
Figlia di Paolo Bussa de’ Leoni e di Isabella de’ Roffreddeschi, Francesca Romana, Ceccolella, nacque a Roma nel 1384 e vi morì nel 1440, all’età di appena 56 anni. Battezzata e cresimata nella chiesa di Sant’Agnese in Agone, a piazza Navona, crebbe coerentemente con i sacramenti dell’iniziazione cristiana, impegnandosi, a mano a mano che i giorni passavano, ad interpretare la vita nella luce della fede e della carità.
Giovanissima, come allora si usava, all’età di tredici anni andò sposa al nobile Lorenzo dei Ponziani, dal quale ebbe tre figli: Evangelista, Agnese e Battista. I primi due morirono ancora bambini; Battista, che raggiunse l’età adulta, non ebbe un destino florido nemmeno lui, giacché a causa delle contingenze storiche piuttosto complesse e contraddittorie, subì l’onta della sconfitta e della prigionia. Ugualmente drammatica era stata la sorte dei fratelli di lei: di Lorenzo che ripetutamente colpito in battaglia restò offeso a vita e di Paluzzo che subì l’onta dell’esilio.
Ceccolella visse col marito sino alla morte di lui, che occorse nel 1426, dopo di che fu libera di potersi ancora dedicare anima e corpo, nella memoria anche di lui, a quella che aveva percepito e vissuto da sempre, come la sua vocazione cristiana specifica: servire gli ultimi. Ecco: la vocazione propria di Francesca Romana, il suo carisma, fu quello di addolcire la sofferenza di quanti pativano per una qualsiasi ragione; e il suo impegno fu quello di esserci dove fosse stata necessaria la sua presenza: fra i poveri, negli ospedali, al servizio degli anziani, degli ammalati, di coloro che vivevano soli, senza altri punti di riferimento che non fossero la strada e le osterie. Negli ospedali, Ceccolella esercitò tutta la carità di cui fu capace il suo cuore di donna e di cristiana. Così per gli ospedali di Santa Cecilia...

