Le grandi parole
Scuola
Umberto Galimberti
Che cosa giudicano le valutazioni scolastiche? Che cosa ignorano? Che effetti producono? Il giudizio è formulato su quei dati oggettivi che sono i compiti in classe e le interrogazioni, ma l’oggettività subisce una prima smagliatura soggettiva determinata dalla differenza tra insegnante e insegnante. Non sto parlando della psicologia del professore, ma dei suoi criteri culturali e metodologici che sono diversi. C’è chi predilige il momento tecnico (le grammatiche, ad esempio) e chi il momento culturale (le letterature). Nel primo caso i superdotati o i creativi naufragano, nel secondo i metodici e gli organizzati annaspano.
Il secondo grado di soggettività che minaccia l’oggettività del giudizio è nella collocazione del dato oggettivo. Un tema in italiano, un compito di greco o di ragioneria non nascono come funghi in una notte, ma da un curriculum, per cui il 5 di uno studente può essere un grande punto d’arrivo, come il frutto di una stagnazione, o il risultato di una regressione. La scuola italiana ha come sua misura il programma e non il curriculum dello studente, per cui un 5 è un 5 senza molte distinzioni. Gli effetti sono abbastanza devastanti, e famiglie e studenti si difendono parlando con i professori. Il colloquio è precostituito: il genitore si improvvisa psicologo di suo figlio, e il professore si difende da questa esposizione psicologica col ricorso all’oggettività del voto e alle esigenze del programma. La ragione è semplice: un professore non sente di potersi far carico delle biografie individuali, perché vede gli studenti in un modo complessivo per poche ore alla settimana.
Il terzo grado di soggettività è nell’intelligenza e nella preparazione culturale del professore che è il limite inoltrepassabile dell’intelligenza e della creatività dello studente. L’intelligenza è...

